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Congiunti e legami stabili: Quid iuris?

Com’è noto, una delle più significative novità dell’imminente avvento della Fase 2 è racchiusa nelle prime battute del DPCM dello scorso 26 aprile, che testualmente dispone, con riguardo agli spostamenti consentiti: «si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie» (Cfr. art. 1, lett. a) DPCM 26.04.2020).

Dunque, dal prossimo 4 maggio, al di là delle ben note ipotesi di comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, sarà ammesso anche recarsi presso i propri congiunti, sia pur nel rispetto delle citate limitazioni in termini di distanziamento.

Ma, esattamente, chi sarebbero questi congiunti?

La questione – giustamente – ha sin da subito carpito l’attenzione di numerosi operatori del diritto, considerato anche che la definizione per cui ha optato il Governo non rinviene precisi ed univoci referenti normativi.

De facto, se all’interno del codice civile il termine congiunti non ricorre affatto, essendo preferite le ben più circoscritte nozioni di «parenti» ed «affini», un appiglio lo si è cercato di rinvenire nell’art. 307 del codice penale, in tema di «assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata»; la previsione in commento, nel circoscrivere il perimetro operativo di una causa di non punibilità del reato citato, definisce quali «prossimi congiunti», ai soli effetti della legge penale, «gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti».

A ben vedere però, trattasi di definizione che, sia per l’evidente eccentricità della sedes materiae, sia per il tenore letterale della previsione, non poteva ritenersi confacente ai fini che qui interessano.

Ed infatti, che la soluzione alla quaestio non potesse ritrovarsi nella normativa penalistica, lo ha esplicitato lo stesso Esecutivo, che, con alcune FAQ pubblicate nella giornata di oggi, quasi in un’ottica di interpretazione autentica della norma, ha testualmente precisato: «L’ambito cui può riferirsi la dizione “congiunti” può indirettamente ricavarsi, sistematicamente, dalle norme sulla parentela e affinità, nonché dalla giurisprudenza in tema di responsabilità civile. Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i “congiunti” cui fa riferimento il DPCM ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)».

In questo senso, il Governo pare aver optato per un ampliamento – rispetto alle prime indiscrezioni – del novero di soggetti che è consentito incontrare, comprendendo, al di là dei consanguinei e dei c.d. parenti acquisiti, anche «le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo».

Detto questo, se da un lato una tale precisazione può essere salutata con favore, data quantomeno l’elencazione delle diverse categorie di soggetto annoverabili nella fumosa nozione adottata nel provvedimento normativo, non possono non permanere dei dubbi.

In primis, lasciano ancora una volta perplessi le scelte di tecnica legislativa adottate dal Governo.

Le esigenze di certezza giuridica, quanto mai pregnanti in un periodo emergenziale qual è quello che stiamo vivendo, impongono una legiferazione chiara ed immediatamente comprensibile per la collettività. Concetti «in bianco», quale quello da ultimo sposato nel citato DPCM, non possono e non debbono trovare spazio, costringendo poi – come puntualmente avvenuto – a dover correggere il tiro e precisare o comunque integrare la previsione normativa, con un elevato rischio di confusioni per il cittadino.

Anche perché – e qui ci si ricollega ad una seconda, ben più concreta, criticità – non è detto che tali precisazioni ex post possano assumere un valore risolutivo.

Anzi, allo stato non si ha ancora certezza dell’esatto perimetro dei soggetti che sarà consentito incontrare, residuando grosse perplessità circa la richiamata categoria delle persone legate «da uno stabile legame affettivo».

Il parametro della stabilità o meno del legame, in assenza di più precise indicazioni normative, risulta l’ennesimo elemento di discrezionalità nell’opzione legislativa prescelta, con talune categorie di soggetti (su tutti, fidanzati ed amici) che rischiano di rimanere in una zona grigia rispetto all’alveo applicativo dell’innovata deroga al divieto di spostamenti.

Peraltro, non è dato comprendere se e come – in sede di controlli – sarà possibile apprezzare ed accertare l’elemento di stabilità del legame con la persona presso la quale si dichiara di recarsi, profilandosi il forte pericolo che, data l’assenza di strumenti di verificazione, si assista ad una vera e propria liberalizzazione degli spostamenti, che porrebbe nel nulla l’approccio stringente che il Governo ha dichiarato di voler adottare anche per questa successiva fase.

Eventualità questa che – dato il periodo in cui ci accingiamo ad entrare, ove l’allentamento delle restrizioni non può non accompagnarsi ad una cautela costante nel monitoraggio di nuovi contagiati – non possiamo permetterci di prendere in considerazione.

Articolo redatto dal Dott. Pasquale Giangiobbe