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Le parole che “Contano”

La sera del 26 aprile, tutti in trepidante attesa davanti al televisore, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta per rivelare le novità che caratterizzeranno la tanto attesa Fase due.

Nella dirette streaming, dopo aver passato in rassegna le importanti novità riguardanti le imprese e il lavoro, svela come ci si potrà incontrare dopo il 4 maggio, finalmente la verità: “potrà farsi visita ai congiunti”.

Da quel momento in poi e dopo circa dieci giorni, “congiunti” è una delle parole più ricercate sui motori di ricerca, più digitate sui social network.

Dopo la pubblicazione della bozza del D.P.C.M. in vigore dal 4 maggio 2020 in televisione, sui giornali e su internet, chiarimenti, smentite, interpretazioni più o meno estensive tentano di spiegare il significato racchiuso in una parola che prima d’ora aveva destato l’interesse di pochissimi.

Le Faq del governo chiariscono: “l’ambito cui può riferirsi la dizione “congiunti” può indirettamente ricavarsi, sistematicamente, dalle norme sulla parentela e affinità, nonché dalla giurisprudenza in tema di responsabilità civile.
Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i “congiunti” cui fa riferimento il D.P.C.M. ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)
“.

Apparentemente è tutto chiaro, ma l’apparenza non è del diritto.

Il decreto del Presidente del consiglio dei ministri è un atto del nostro ordinamento e, pertanto, deve anch’esso rispettare regole di determinatezza per consentirne il rispetto da parte dei consociati e per favorire la sua stessa applicazione.

Anche aprendo, ad esempio, il vocabolario on line della Treccani risulta ancora poco, ma davvero poco, chiaro il significato da attribuire al termine congiunto.

Allora spostando l’attenzione alla terminologia giuridica, perché di questo deve trattarsi in considerazione del fatto che il D.P.C.M. è un atto dell’ordinamento giuridico italiano, quello che necessita, quindi, è un’esauriente interpretazione del termine stesso ricavabile da quello che il panorama normativo – giurisprudenziale italiano offre.

I termini con i quali generazioni di giuristi e operatori del diritto solitamente si confrontano sono “parenti” e “affini”, così come desumibile dal libro I del titolo V del Codice Civile agli artt. 74-78. Tuttavia, si nota come non è apprezzabile in alcuna di queste norme il riferimento al “congiunto”.

Vengono, poi, in rilievo altre disposizioni normative nelle quali è riscontrabile il riferimento al termine “prossimi congiunti”, a titolo esemplificativo: l’art. 79 cod. proc. civ., per la richiesta di nomina di un curatore speciale per i “prossimi congiunti” e l’art. 24, d.lgs. 196 del 2003, che comprende il “prossimo congiunto” tra i legittimati a prestare il consenso al trattamento dei dati personali, per salvaguardare la vita o l’incolumità di un soggetto, impossibilitato a consentire di persona.

Diciture di tal genere sono riferite a situazioni specifiche e non possono, dunque, fornire una generale definzione di congiunto.

Rivolgendo, allora, l’attenzione al Codice Penale è possibile ricavare una definizione analitica e ampia del termine prossimi congiunti.

L’art. 307, comma 4, recita: “agli effetti della legge penale, si intendono per prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti…”.

È forse questa l’unica enunciazione normativa in grado di dissipare i dubbi sorti in relazione a tale termine.

Si chiarisce che “agli effetti della legge penale” tali sono i prossimi congiunti; quindi, se da un lato sembra di poter finalmente delimitare il significato di questa parola, dall’altro neppure questa spiegazione è in grado di restituire all’art. 1 del D.P.C.M. del 26 aprile 2020 determinatezza e tassatività ricercate e auspicate.

Il metodo obbliga, dunque, a ricercare nella giurisprudenza gli opportuni chiarimenti.

La Cassazione, sez. IV Penale, con sentenza n. 46351/2014, nella parte relativa alla risarcibilità del danno morale subito dalla fidanzata della vittima, ha ampliato la nozione sopraesposta di “prossimi congiunti”.

Si è chiarito che “il riferimento ai “prossimi congiunti” della vittima primaria, quali soggetti danneggiati “iure proprio” a cagione del carattere plurioffensivo dell’illecito, deve essere inteso nel senso che, in presenza di un saldo e duraturo legame affettivo tra questi ultimi e la vittima, è proprio la lesione che colpisce tale peculiare situazione affettiva a connotare l’ingiustizia del danno ed a rendere risarcibili le conseguenze pregiudizievoli che ne siano derivate (se ed in quanto queste siano allegate e dimostrate quale danno- conseguenza), a prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela o affinità giuridicamente rilevanti come tali”.

Con tale sentenza, quindi, il soggetto – fidanzato – si affianca ai soggetti richiamati dal Codice Penale, identificati quali prossimi congiunti.

Fin qui, risultano chiari i soggetti che la legislazione penale e la giurisprudenza di legittimità identificano come prossimi congiunti.

Ai fini, però, dell’interpretazione dell’art.1 comma 1 del D.P.C.M. del 26 aprile ancora non è sufficiente.

Come risaputo, il decreto in esame fa riferimento ai “congiunti” e non si limita a citare i “prossimi congiunti”.

È questo il momento in cui affiancare alla norma che si analizza, per ritrovarne la razionalità, la logica.

I “prossimi congiunti” non è altro che un sottoinsieme del più grande insieme di “congiunti”. Ciò significa che nel termine “congiunti” possono rientrarvi altri soggetti oltre ai “prossimi congiunti”, sin qui definiti.

Ecco perché, partendo da quel rapporto stabile e duraturo è possibile far rientrare anche gli amici nell’ampio insieme dei “congiunti”.

Ancora oggi, all’alba della Fase 2, dagli organi di governo e di stampa, emergono visioni contrastanti circa la reale portata del termine congiunti.

In ogni caso è opportuno precisare che qualsiasi incontro o spostamento debba essere fatto nel pieno rispetto delle norme sul distanziamento sociale e con i dovuti dispositivi di protezione.

Articolo inviato e redatto dalle lettrici del Blog Dott.ssa Mariangela Ferraiuoli e Dott.ssa Mafalda Senatore